lunedì 18 aprile 2011

Quousque tandem abutere, Silvio, patientia nostra?

Fino a che punto, Silvio, approfitterai della nostra pazienza? Per quanto tempo ancora la tua pazzia si farà beffe di noi? A che limiti si spingerà una temerarietà che ha rotto i freni? Non ti hanno turbato il presidio notturno in Montecitorio, le ronde che vigilano in città, la paura della gente, l'accorrere di tutti gli onesti, il riunirsi del Parlamento in questo luogo sorvegliatissimo, l'espressione, il volto dei presenti? Non ti accorgi che il tuo piano è stato scoperto? Non vedi che tutti sono a conoscenza della tua congiura, che la tengono sotto controllo? O ti illudi che qualcuno di noi ignori cos'hai fatto ieri notte e la notte ancora precedente, dove sei stato, chi hai convocato, che decisioni hai preso

[...]

Che altro aspetti dunque, o Silvio, se né la notte con le sue tenebre può celare le tue scellerate radunanze, né le pareti della tua casa possono impedire che si diffonda il rumore delle tue orge? Se ogni cosa è risaputa chiaramente? Deciditi, credi a me, a cambiare l'animo tuo; non pensare più a fare gli affari tuoi né a suscitare incendi. Tu sei preso da tutte le parti; tutto ciò che tu pensi è per noi più chiaro che la luce del sole. "

Cicero dixit

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